Adrano celebra San Nicolò Politi: fede, storia e tradizione con la “Volata dell’Angelo”

Dal 2 al 4 agosto la città etnea rende omaggio al proprio patrono attraverso celebrazioni religiose, pellegrinaggi e antiche tradizioni popolari. Tra gli appuntamenti più attesi figurano il cammino verso la grotta dell’Aspicuddu e la suggestiva “Volata dell’Angelo”.

Adrano, in provincia di Catania, rinnova ogni anno la propria devozione verso San Nicolò Politi, giovane eremita nato nell’antica Adernò il 3 agosto 1117 e proclamato patrono della città. I festeggiamenti principali si svolgono il 2, 3 e 4 agosto, coinvolgendo fedeli, pellegrini e visitatori in un intenso programma di funzioni religiose e manifestazioni tradizionali.

Il cammino dedicato al santo prende il nome di “I sentieri dello spirito” e attraversa i luoghi più importanti della sua vita e del culto sviluppatosi nei secoli. Il percorso permette di riscoprire la storia del giovane adranita che, all’età di diciassette anni, rinunciò al matrimonio predisposto dalla famiglia e scelse la vita eremitica, consacrandosi alla preghiera e alla contemplazione.

L’inizio del mese dedicato al patrono

L’avvicinamento alla festa comincia simbolicamente nella notte tra l’1 e il 2 luglio con la tradizionale “Calata dei cantanti”, conosciuta anche come “A trasota do mesi”, cioè l’entrata nel mese dedicato al patrono.

Intorno alla mezzanotte, la banda musicale viene accompagnata da una folla festante lungo le strade del centro storico. Il corteo parte dalla chiesa di San Filippo e raggiunge la chiesa di San Nicolò, annunciando alla città l’inizio del periodo di preparazione alle celebrazioni patronali.

Il pellegrinaggio alla grotta dell’Aspicuddu

Uno degli appuntamenti più sentiti è il pellegrinaggio del 2 agosto, che conduce dalla chiesa dedicata al santo fino alla grotta dell’Aspicuddu, chiamata nella tradizione locale anche “a Spicuddu”. Secondo la devozione popolare, questo luogo fu il primo rifugio scelto da Nicolò dopo la fuga dalla casa paterna.

Il pellegrinaggio rappresenta un momento di raccoglimento e memoria. I fedeli ripercorrono simbolicamente il cammino compiuto dal giovane, ricordando la sua rinuncia alla vita agiata e la decisione di vivere nella solitudine, nella penitenza e nella preghiera.

L’itinerario tra le chiese di Adrano

La prima tappa dell’itinerario turistico-religioso è la chiesa di San Nicolò, costruita nel luogo nel quale, secondo le testimonianze tramandate, sorgeva la casa natale del santo.

Il percorso prosegue nella Chiesa Madre di Adrano, dove sono custoditi il reliquiario contenente il capo del patrono, antiche pergamene e due dipinti del pittore adranita Angelo La Naia. Le opere raffigurano Nicolò da fanciullo e il santo durante gli ultimi momenti della sua vita.

La terza tappa è piazza Sant’Agostino, dove si trova la statua dedicata a San Nicolò Politi. Il monumento fu eretto nel 1750 per volontà di un nobile locale, come ringraziamento per una guarigione attribuita all’intercessione del patrono. All’interno della vicina chiesa di Sant’Agostino è conservato un altro dipinto di Angelo La Naia dedicato alla figura del santo.

La suggestiva “Volata dell’Angelo”

Il momento più spettacolare e partecipato dei festeggiamenti è la tradizionale “Volata dell’Angelo”, rappresentazione che ricorda la chiamata divina ricevuta dal giovane Nicolò.

La cerimonia si svolge in piazza Umberto, davanti alla Chiesa Madre, alla presenza di una grande folla. Un bambino vestito da angelo viene sospeso a circa dodici metri di altezza mediante un sistema di funi e cavi collocato tra Palazzo Bianchi e la Chiesa Madre.

Dall’alto, il piccolo angelo rende omaggio al patrono attraverso parole, gesti e invocazioni. La rappresentazione rievoca l’apparizione che, secondo la tradizione, spinse Nicolò ad abbandonare la vita mondana per seguire la propria vocazione spirituale.

Il fercolo con la statua del santo attraversa intanto le vie principali di Adrano, accompagnato dalle autorità religiose, dalle confraternite, dalla banda musicale e da migliaia di fedeli.

La vita eremitica di San Nicolò Politi

Nicolò nacque ad Adernò il 3 agosto 1117, figlio di Almidoro e Monna Alpina. Fin dalla giovinezza mostrò una profonda inclinazione religiosa e fece voto di verginità.

Quando i genitori stabilirono per lui un matrimonio con una giovane appartenente a una famiglia nobile, Nicolò decise di fuggire. La sua scelta sarebbe stata ispirata dalla chiamata di Dio, rappresentata nella tradizione dall’apparizione di un angelo.

Il giovane trovò inizialmente rifugio nella grotta dell’Aspicuddu, nella zona nord-occidentale dell’Etna. Dopo circa tre anni si trasferì nella grotta del monte Calanna, vicino ad Alcara Li Fusi, nell’attuale provincia di Messina.

Qui trascorse trentatré anni conducendo una vita di penitenza, preghiera e contemplazione. Ogni sabato percorreva circa due chilometri per raggiungere il monastero di Santa Maria del Rogato, dove riceveva la Comunione.

La morte e il ritrovamento del corpo

San Nicolò Politi morì il 17 agosto 1167, all’età di cinquant’anni, mentre pregava nella propria grotta. Secondo il racconto tramandato dal gesuita Ottavio Gaetani, il ritrovamento del corpo fu accompagnato da avvenimenti ritenuti miracolosi.

Lo smarrimento dei buoi appartenenti a un contadino, Leone Rancuglia, avrebbe condotto casualmente alla scoperta dell’eremita. Nicolò fu trovato senza vita, ancora in ginocchio, con il libro delle preghiere aperto tra le mani e il bastone a forma di croce poggiato sulla spalla.

Il corpo venne trasportato al monastero del Rogato e, secondo la tradizione, rimase incorrotto e in posizione genuflessa per oltre tre secoli. La sua fama di santità crebbe rapidamente grazie alle numerose guarigioni e ai prodigi attribuiti alla sua intercessione.

Nel 1507 Papa Giulio II autorizzò ufficialmente il culto. Le reliquie del santo furono quindi custodite in una preziosa arca nella Chiesa Madre di Alcara Li Fusi.

La tradizione racconta anche un episodio legato alla realizzazione del simulacro. Uno scultore messinese aveva inizialmente raffigurato il santo in posizione eretta, ma avrebbe trovato più volte la statua misteriosamente inginocchiata. Decise quindi di conservarla in quella posa, diventata una delle immagini caratteristiche di San Nicolò Politi.

La proclamazione a patrono di Adrano

Il culto di San Nicolò conobbe ad Adrano un forte sviluppo nella seconda metà del Seicento, soprattutto dopo la diffusione dell’opera Vitae Sanctorum Siculorum del gesuita Ottavio Gaetani.

Nel 1670, con decreto del vescovo di Catania Michelangelo Bonadies, venne edificata una chiesa dedicata al santo nel luogo indicato dalla tradizione come sua casa natale. La costruzione fu sostenuta dal popolo adranita e dal benefattore Natalizio Gualtieri, che contribuì anche alla realizzazione del primo simulacro.

Il 25 giugno 1696 gli abitanti dell’antica Adernò elessero formalmente San Nicolò Politi protettore e compatrono della città insieme a San Vincenzo. Successivamente, con un atto pubblico del 12 marzo 1742, il santo venne nuovamente proclamato patrono di Adernò.

La festa, inizialmente celebrata il 17 agosto, giorno della morte del santo, fu trasferita al 3 agosto nel 1748, per concessione di Papa Benedetto XIV. La nuova data permetteva di inserire solennemente le celebrazioni tra la festa di San Pietro in Vincoli del 1º agosto e quella di Maria Santissima della Catena del 5 agosto.

Le reliquie e il legame con Alcara Li Fusi

Per molto tempo gli abitanti di Adrano cercarono di ottenere una reliquia del proprio concittadino, custodito e venerato ad Alcara Li Fusi. La questione alimentò una lunga rivalità religiosa tra le due comunità.

Nel 1926, dopo l’intervento delle autorità ecclesiastiche, Adrano ottenne il capo del santo, mentre il resto del corpo rimase ad Alcara Li Fusi. La soluzione contribuì a ristabilire la pace tra i due centri, entrambi profondamente legati alla figura dell’eremita.

Ancora oggi San Nicolò Politi rappresenta un importante punto di incontro tra Adrano e Alcara Li Fusi. La sua festa non è soltanto una ricorrenza religiosa, ma anche un patrimonio storico e culturale capace di unire spiritualità, tradizioni popolari e identità siciliana.

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